Voglio uno stalker.

Ho capito una cosa in questi anni.

Le nuove tecnologie e i nuovi social sono il burro salato per il pane della mia gelosia.

Quello che mancava nella mia adolescenza, dove potevo solo pensare. O fare telefonate finte, cercando di modificare la voce. O appostarmi, al massimo. Ma non era facile gestire un vero controllo, a patto di non pedinare davvero.

Le informazioni disponibili, quelle che scatenano il demone del retro-pensiero, erano limitate e quindi era limitato il carburante per le rotelle dell’ansia da tradimento/perdita presenti nel cervello. Quelle rotelle che solo la morte può bloccare.

Adesso è meraviglioso. Posso struggermi, consumarmi il fegato come si conviene. Posso impazzire liberamente macerandomi i neuroni a causa del troppo assenteismo o della troppa presenza online.

Non è attivo da ore? Sta scopando. Sicuro. Non è da lui non collegarsi per così tanto tempo. È attivo per ore? Sta per scopare. Sicuro. Starà chattando con una new entry (magari con quella nuova, aggiunta un mesetto fa circa, quella gran vacca con gusti musicali orribili, che balla la salsa, che fa finta di avere 20 anni e si trucca come un troione, e che dalle foto risulta essere tornata da tre settimane di vacanza a Cuba. I tempi coincidono…).

E della foto di agosto 2009, al mare, al ristorante con gli amici, ne vogliamo parlare? Chi è la biondina nel tavolo a fianco sulla destra, fintamente distratta?

Per correttezza, poi, la geolocalizzazione dovrebbe essere obbligatoria. Penso che lo chiederò a Mark Z. Chi mi assicura che mi stia augurando la buonanotte dal divano di casa sua e non dal divano di un’altra, approfittando del fatto che lei sia andata un attimo in bagno ad aggiustarsi i capelli prima di scattare in modalità pantera?

L’onestà di Whatsapp invece è disarmante. Se non vuole che i suoi accessi siano visibili, non potrà vedere quelli degli altri. Neanche i miei, quindi. E chissà perché non vuole far vedere i suoi. Eh? E, soprattutto, se non vuole vedere quelli degli altri è perché non gliene frega una beata cippa di cosa facciano gli altri. E di cosa faccio io. Inammissibile.

Voglio uno stalker come me. Uno che si interroghi sui miei accessi, sul perché ho dormito poco, sul perché sono attiva, o non lo sono, o lo sono ma non con lui. Che sia aggiornato su cosa pubblico, aggiornato e consapevole. Che corra subito ai ripari se condivido una canzone tristanzuola. Che rosichi quando vede un amico aggiunto di recente figo, o almeno papabile. Che abbia un brivido lungo la schiena per ogni like di maschio non identificato come fratello o cugino (non ne ho, né di fratelli né di cugini, sappiatelo).

L’amore è partecipazione. E io partecipo. Con la dovuta irruenza.

 

 

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6 pensieri su “Voglio uno stalker.

  1. Ho avuto in passato qualche caduta nel semi-stalkerismo, per fortuna ancora non si chiamava così e sono tornato sui miei passi prima di fare danno. Tutta colpa delle canzoni di Max Pezzali che hanno cresciuto noi ragazzi di provincia e la loro distorta visione del romanticismo: voglio dire, Come Mai è praticamente un manuale di stalkeraggio “seguirti fino all’alba e poi, vedere dove vai”.

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