Cornetti

Stamattina ho aperto gli occhi poco prima della sveglia. La luce filtrava dalle imposte. Era presto ed era una luce fresca. Sentivo del calore di fianco a me. Con lo sguardo ho seguito il contorno della pelle che spuntava dalle lenzuola. Aveva il colore di un cornetto, quelli dorati di pasticceria, chiari, non bruciacchiati. Ho abbassato il lenzuolo e ho cominciato a sfiorare la schiena.

Avevo l’uccello duro. Come tutte le mattine. Che cosa strana. La mattina è così duro che sembra la giornata inizi per lui più che per me. Mi sono avvicinato, facendo aderire la mia pelle sulla sua. L’uccello appoggiato sui suoi glutei. Con le mani ho frugato un po’ tra le sue gambe, per saggiare l’umidità. Mi sono leccato le dita e gliele ho infilate dentro. Lei ha mugugnato qualcosa. Poi ho guidato l’uccello tra le sue cosce e sono entrato. Affondando piano. Non era tanto bagnata ma poteva andare. Avevo la mano aggrappata al suo fianco, per tenere il ritmo. Mi piace farlo con vigore la mattina, ce l’ho di marmo e sul marmo ci vuole presa. Vedevo la carne delle sue cosce muoversi al ritmo delle mie spinte.

Era calda dentro. E morbida fuori. Continuavo ad avere in mente il cornetto di pasticceria. Mi sembrava di farmi un grande cornetto. Forse era la fame.

Avevo quasi voglia di morderne un pezzo. Un pezzettino. Era di schiena, potevo morderle quella curva che fa il collo.

Poi si è girata. Peccato.

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