Il cesso dei desideri.

Non il pozzo, proprio il cesso.

È dove vanno a finire tutte le cose prese dal pozzo. Inizi da piccola a pescare dal pozzo. Io pescavo sogni inusuali per una bambina cresciuta negli anni ’70. Niente castelli con principi, figli e cani allegri. C’era poca allegria in casa mia. Intorno ai 7 anni immaginavo di farmi in vena. Non so perché credo di averlo visto in un film. Facevo tutta la scena alla fine della quale morivo di overdose. A dire il vero non ricordo che cosa volessi essere da grande. Ricordo che alla domanda rispondevo con la battuta “farò il pompiere! farò il pompiere!” come Grisù. Aveva funzionato una volta facendo ridere i presenti, quindi reiteravo. Forse avrei dovuto fare la cabarettista.

Mi dicevano fossi intelligentissima e bravissima, che avrei potuto fare tutto nella vita.

Un tizio un po’ para-qualcosa che i miei conobbero poco dopo la mia nascita, disse loro che io venissi da molto, molto lontano e che avrebbero dovuto lasciarmi fare la mia strada. Quindi intelligentissima, bravissima e per la mia strada. Certe cazzate non si dovrebbero dire mai perché una ci crede.

Verso i 14 anni ho pensato sarei diventata una grande attrice.

Verso i 20 anni ho pescato dal pozzo il sogno di lavorare nella spettacolo come organizzatrice di qualcosa, eventi musicali soprattutto, ma anche nel cinema o nell’arte. Ho pensato anche di fare il tecnico luci. Ho provato a fare la doppiatrice. Insomma, non ero da palco, ma da “dietro le quinte” di livello, comunque.

La questione Castello&Co. dal pozzo non usciva mai.

Quando a 20 anni immaginavo il mio futuro, mi vedevo camminare in un prato verde, con gli anfibi, pantaloni militari e canotta da uomo a costine, in una bella giornata di sole, in un posto in giro per il mondo. Nessuno vicino. Neanche il cane. (Oggi da vecchia stronzetta che sono, potrei dire che forse sognavo di fare l’alternativadistoca**o, oppure il legionario.)

Non ho mai avuto una passione che mi guidasse. Che mi prendesse da portarmi via.

Per l’amore il pozzo non funzionava. Venivan su certi stronzi a volte!

A un certo punto ho chiuso il pozzo e ho dimenticato pure dove fosse.

Poi, dopo tante cose fatte senza desiderarle, l’ho ritrovato. Mi ci sono calata dentro e ho costruito un desiderio da pescare, fatto di pezzi di roba trovata lì in fondo. Mi calzava bene addosso. Era un bel misto di passione, creatività e coraggio. Le cose che mi mancavano e di cui avevo bisogno.

L’ho portato fuori, alla luce, con me. Ne andavo anche fiera. Ho lavorato tanto e sudato e sofferto per realizzarlo. Ci ho dedicato tempo ed energia. Pure soldi.

Poi è finito nel cesso dei desideri. Forse un po’ per colpa mia, forse no. E non c’è sciacquone che tenga, è ancora lì che galleggia.

Ma ho ritrovato il pozzo. Il che è già tanto.

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