Il collezionista

Il collezionista è un tipo strano.

L’ho conosciuto in un locale, per tutta la sera non mi ha staccato gli occhi di dosso, erano profondi, un colore indefinibile. Poi si è avvicinato e ha cominciato a ballare a un centimetro da me. Sentivo il calore della sua pelle ma il mio imbarazzo era tanto e mi veniva da ridere. Così sono scappata. Dopo una settimana, durante la quale il mio pensiero è volato spesso su di lui, lo rincontro. Le amiche con cui ero decidono di tornare a casa, io mi avvicino a lui e con la faccia da culo che raramente ho avuto gli dico: “Le mie amiche stanno andando via, ma se tu mi porti a casa, io resto.” Lui sorride e annuisce. Peccato avesse capito a casa sua. Io invece pensavo proprio a un passaggio per tornare a casa mia. Giuro. Ne ridiamo ancora adesso di questo. Parliamo 5 minuti, dopo di che mi bacia, senza troppi convenevoli.
Piccola digressione: uscivo malconcia da una storia pesante, fatta di inganni e di annientamenti, con maschio che era riuscito a farmi sentire tutta sbagliata (sensazione ricorrente, direi). Decido che avrei diretto io il gioco questa volta. Avrei fatto la dura, non mi sarei raccontata e avrei adottato grandi strategie di conquista e difesa. Dopo 30 minuti sapeva di mia figlia e avevo vuotato il sacco su lavoro e tutto il resto. Non son proprio buona con le strategie.
La prima cosa che mi dice è che tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Frase che capirò più avanti.
È più giovane di me, di 8 anni, la cosa un po’ mi mette a disagio, ma si comporta da uomo, molto più di altri più grandi di lui. Ci frequentiamo per un paio di mesi. Un passato difficile, un’intelligenza fine, una carriera intensa. Quando sono con lui mi sento protetta ed è una sensazione strana.
Mi molla per telefono.
Un paio di colpi d’assestamento, dopo di che restiamo amici. Non da subito, ma oggi lo siamo davvero, con un debole l’una per l’altro.
Il bello viene nel capire man mano il personaggio. Ama le donne, tutte. Non prova sentimenti, ma possesso. È un egocentrico, accentratore, con piccoli tratti di autismo. Una donna gli piace per un particolare: una spalla, uno sguardo, un modo di ballare. Lui vuole tutte e prende tutte. sempre. È incredibile la sua tecnica, come riesca a conquistare i generi più disparati: dal vintage alla lolita.
È un asso pigliatutto. Fa quello che gli altri uomini non fanno.
Grande osservatore, ama i dettagli, memorizza qualsiasi cosa e sa entrarti perfettamente dentro. Non sbaglia un colpo. Passa ore a guardare la gente e a studiarne i gesti. A volte facciamo un gioco: cerchiamo di capire le dinamiche tra le persone, come si parlano, che cosa vogliono fare e non fanno.
Ammetto di aver mal digerito all’inizio l’aver fatto parte del gregge. Una notte ho sognato di partecipare a una festa organizzata da lui in una cascina. C’è un allestimento di tavoli bianchi tutti uguali. Su ogni tavolo ci sono oggetti, libri, vestiti. Io sono lì, insieme a molte donne diverse tra loro, per abbigliamento, età, estrazione sociale. Ogni tavolo rappresenta una donna: gusti, particolarità, pezzi di relazione. Le donne si avvicinano ai rispettivi tavoli e ne sono entusiaste. Io trovo il mio, con pezzi che mi appartenono e mi incazzo tantissimo. Le altre mi guardano con ostilità, come se non avessi il diritto di arrabbiarmi. Lui arriva, scende le scale come un ospite d’onore. Sorride. Tutte le invitate lo guardano adoranti. Io mi giro ed esco con passo deciso. Una specie di buttafuori enorme mi ferma, mi afferra un braccio strattonandomi e mi dice: “Non penserai mica di essere unica?” mi divincolo e vado via.
Quando gliel’ho raccontato, lui ha sorriso e mi ha detto che proprio così immagina il suo funerale.
Alla fine un po’ stronzetto lo è stato, ma passiamo ancora notti intere a parlare io, lui e la vodka liscia, perché ho cervello, dice. Questa è la ragione della nostra amicizia. Mi sento anche un po’ lusingata. E credo mi voglia bene. Me ne sono accorta una sera, quando vedendomi la fronte corrucciata, mi ha chiesto che cosa avessi. Gliel’ho spiegato e lui ha girato i tacchi e se n’è andato.
Gli riconosco l’onestà e i lunghi discorsi fatti su che cosa sia reale. Che cosa si voglia vedere e che cosa sia davvero. La realtà, spesso, è molto più semplice di quello che immaginiamo.
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