Quando il circo lasciò la città.

Quando la carovana del circo lasciò la città, gli abitanti ne furono sollevati.

Aveva portato scompiglio nel quieto vivere della piccola cittadina di provincia. Non che non capitassero cose in quella città, ma erano tutte già successe, già viste e già digerite.

La carovana arrivò in primavera, con anche alcuni animali feroci. Pagliacci, giocolieri, contorsionisti, funamboli, maghi e soubrette si accamparono in un quartiere dimesso, non chiesero autorizzazione ma furono talmente rapidi e silenziosi che nessuno obiettò. Parlavano tra loro una lingua sconosciuta. Erano gentili con gli abitanti, umili e rispettosi. I cittadini guardavano con diffidenza questo gruppo stranamente assortito, osservando di nascosto i loro movimenti. Spiavano le loro azioni, cercando qualcosa da raccontare al bar. Qualcuno portava loro della frutta o si avvicinava per fare due chiacchiere. Altri, pochi a dire il vero, inveivano contro gli stranieri, non si poteva ospitare tutti, dicevano. La maggior parte finse indifferenza. Dopo un poco di assestamento, la convivenza tra cittadini e circensi divenne pacifica. I primi portavano avanti le loro faccende senza scomporsi, i secondi, relegati nel loro accampamento, cercavano di non dar fastidio.

Tutti però, proprio tutti, i criticoni, i curiosi e gli indifferenti, non si perdevano mai uno spettacolo. Entravano silenziosi nel tendone, prendevano posto sulle panche e restavano a bocca aperta seguendo le evoluzioni degli artisti, abbagliati dalle luci e dallo scintillio dei costumi. Applaudivano da spellarsi le mani e gioivano di tanta maestria, impegno e passione. Tutto era per loro, per la loro piccola cittadina.

La meraviglia terminava con lo spegnersi delle luci. Sempre silenziosi, i cittadini uscivano dal tendone e rientravano nelle loro case. Non parlavano tra di loro dello spettacolo, non condividevano il piacere dell’esperienza. Lo stupore era cosa che storceva la faccia e nessuno voleva essere ricordato per quella smorfia. Era una vergogna la debolezza della meraviglia.

Così l’appuntamento con lo spettacolo divenne imperdibile ma fastidioso. E il fastidio portò altro fastidio.

Una mattina presto i circensi smontarono il tendone e tutto l’accampamento, lo fecero in silenzio, non era ancora giorno. Quando la carovana del circo lasciò la città, gli abitanti ne furono sollevati. Dopo un po’ di tempo alcuni dimenticarono, altri morirono di noia.

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