La dea del cazzo.

Questo non respirava più.

Anna strappò il nastro adesivo dalla bocca di lui e si avvicinò con l’orecchio al viso per sentire se respirasse ancora. Cercò di concentrarsi per ascoltare meglio, ma niente. Non respirava proprio. E il cuore? Appoggiò la testa sul torace ma la tolse subito. Le faceva impressione. Questa cosa del battito cardiaco che risuona nella cassa toracica e fa da colonna sonora alla vita, che cessa-riprende-cessa-riprende-cessa e non riprende più le dava molto fastidio. Non tanto la morte, ma quel suono che finisce. Aveva sentito un cuore fermarsi davvero quando aveva vent’anni e da quel momento non riusciva a sentirne il rumore senza agitarsi. Era un problema, anche da spiegare. Pensatevi abbracciati al vostro partner, a letto, magari dopo un bel po’ d’amore, con la testa sul suo petto e la vostra completa attenzione sul ritmo cardiaco che entra dritto nel cervello. Se cessa, se riprende, se cessa, se riprende. Non ci si abbandona granché con questo pensiero fisso, non ci si rilassa. Come fai a fidarti? E se smette?

Quindi tolse subito la testa dal petto e mise tre dita sul polso di lui, glielo avevano insegnato al corso di pronto soccorso, era un modo un po’ più distaccato. Niente. Cazzo, era proprio morto.

Si rivestì con gli occhi fissi su di lui, nudo, sul letto, con le braccia distese e le gambe un po’ divaricate. Sembrava una stella marina. Una stella marina morta, però. Gli occhi chiusi. I segni sul viso del nastro adesivo appena strappato, quello alto, grigio metallizzato, con una trama che sembra tessuto. Nastro professionale. Non sapeva di quale professione. A pensarci bene lo comprava al Brico, forse era più faidaté che professionale.

Non voleva che morisse. Non era mai morto nessuno fino a quel momento. Anzi, le dispiaceva perché lui era simpatico. Si vedevano da un paio di mesi e il sesso era stato da subito molto interessante. Lui aveva accettato di buon grado la storia del nastro, lo trovava un giochino intrigante e non aveva fatto troppe domande.

Ormai per Anna era diventato necessario, ma intendiamoci, non per tutta la durata dell’atto sessuale. Quando conosceva qualcuno e le piaceva abbastanza da scoparci, dal secondo appuntamento scattava lo scotch. Anna adorava tutto il sesso ma le piaceva moltissimo sedersi sopra l’uccello, a cavalcioni del suo maschio. Gli uomini pensavano volesse dirigere il gioco, ma non era così. Per lei quella era la posizione da devota assoluta. La più faticosa e la più disarmante. Era lei a dare il ritmo, a stringere, a solleticare, a usare anche le mani o la bocca sulla bocca. Far godere un uomo seduta su di lui era un grande segno di venerazione secondo lei. Doveva essere perfetta, leggere i segnali, i fremiti, le voglie, i tempi. Si concentrava meno sul suo piacere e molto più sul piacere altrui. Ed era nuda e disarmata. Sdraiato sotto di lei, l’uomo vedeva tutto: il suo corpo, le spalle, il seno, le labbra, come inclinava il viso, se sorrideva, se fosse bella o no mentre godeva. Si sentiva guardata dentro e spesso gli occhi li teneva chiusi proprio per quello. Che almeno non entrassero da lì.

Ed era proprio in quella posizione che erano nati i problemi e aveva dovuto ripiegare sul nastro adesivo. Perché una volta comodi e riveriti, gli uomini, parlavano e dicevano cose. Cose tipo sei la dea del cazzo. La regina. La sacerdotessa. Oh quanto le piaceva sentirselo dire, quanto adorava che il suo atto di venerazione fosse percepito come divino o regale. Non lo dicevano tutti, ma l’avevano detto proprio quelli che non avrebbero dovuto. Quelli che poi l’avevano delusa, o ferita. Quelli che aveva scoperto fossero politeisti, traditori del regno, o quelli che perdevano la fede.

Allora Anna, adesso, seduta sopra, chiudeva loro la bocca con il nastro adesivo, così le parole non uscivano. Niente dee, regine, sacerdotesse.

Raccolse le sue cose, lo scotch di fianco al cuscino di lui, svuotò il posacenere in un sacchetto e ci mise dentro anche i due bicchieri e le bottiglie vuote. Cercò di fare mente locale su che cosa avesse toccato quella sera in quella casa, oltre a tutta la pelle di lui, ma poi se ne andò. Non poteva fare granché, tanto l’avrebbero beccata comunque. Al massimo avrebbe potuto dire di aver fatto sesso e di averlo salutato vivo e sorridente.

Peccato però. Era simpatico. Chissà se era morto di mancanza d’aria, d’infarto o di piacere.

Annunci

29 pensieri su “La dea del cazzo.

  1. Scirli,

    conoscendovi, io dico che è morto di piacere – pardon, è morto per il piacere che Petra gli ha divinamente inflitto.

    del resto mi spiace per lui: schiattato per uno smorzacandela? chissà cosa gli sarebbe successo se fosse arrivato al sessantanove o addirittura, Dio non voglia, a un matinée al cinema la domenica alle 11. (dopo avere scopato a sangue la notte prima, chiaro.)

    quanto al parlare durante l’amòr, beh è un’arte sublime che si impara negli anni. avere un rapporto orale come si deve non è per niente facile.

    cordialmente vs.,
    fierolocchio

    Piace a 1 persona

    • infatti mi sono corretto dopo un trattino di sospensione… o forse volevo insinuare qualcosa. ililnk mancato era questo, adeguata colonna sonora ancorché un poco abusata:

      Mi piace

  2. Che sia Diana o Petra o Anna O., poco importa.
    Ma è insopportabile che sia una volta Anna e tre Petra, poi tre Anna e una Petra! Scirli, una buona volta, si decida: o Anna o Petra!
    Perché è mancanza di rispetto per quei lettori che, compulsivamente, ahiloro, sono usi a ossessionarsi.
    E sopratutto perché è un peccato rovinare, così, sciattamente, storie di cotanta amara e disperata bellezza.

    Piace a 1 persona

  3. Signora Scirli, se ce ne fossero state gliele avrei già segnal…
    no, non resisto, manca un accento acuto sulla tronca ‘faidaté’.
    Ma la vera tortura è il sospetto di un doppio spazio in “sul viso”: la scongiuro, mi tranquillizzi.

    Mi piace

  4. Scirli, non chieda a me di fare ciò che può fare, più efficacemente e con minor patema, un qualsivoglia correttore.

    Sappia piuttosto che le sue storie sono belle. Belle come il coraggio di un fiore azzurro sferzato dal vento gelido e impietoso, ma che dico, abbacinanti come crittografia asimmetrica che copre una lettera d’amore. E a volte terrifiche e agghiaccianti come ignaro calpestio sulle fughe a pavimento… vabbè, insomma ci siamo capiti.

    Ah, la k l’ho lasciata andare.

    Mi piace

  5. Lo sa, vero, che la sua richiesta mi *costringe* a (ri)leggerle e rileggerle?!

    Su due piedi, direi che non ce n’è ‘una’; che a piacermi è il fil-rouge di ironia, sgomento e forza che le sottende e le accomuna.
    Ma farlo così, a memoria, non vale, e
    farebbe giustamente pensare
    a un paraculo disimpegno.
    Per cui aspetti. E nel frattempo, se ritiene, vada pure avanti. Per ora buonanotte.

    Mi piace

  6. Scirli, è una decisione che sta solo a lei.
    Certo che se è un incoraggiamento ciò che cerca, la curiosità è forte e la invito a pubblicare.
    E poi il neomelodico non è necessariamente trash, e se pure i colpi in canna dovessero rivelarsi a salve chissenefrega, sarebbe perdonata 😉
    Insomma, veda lei se sparare o no. Anzi, lo faccia.

    Mi piace

  7. Signor Aut, lei mi crea un po’ di imbarazzo, così sono andata a rileggere quasi tutto alla ricerca di brutture e incongruenze. Cose lette e rilette mille volte (il che non aiuta la lucidità del correttore) si sono ripresentate ai miei occhi come una tiepida e gustosa peperonata.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...