La mansarda di fronte. Parte 5.

“Ormai ci conosciamo da un po’, caro il mio dirimpettaio.”

È passato un anno ed è stato intenso per lui.

Va a letto sempre tardi. Ho visto le sue cene con gli amici, tra l’altro ne ha uno con la barba niente male. Lui invece non è il mio tipo e un po’ mi dispiace. L’idea della nostra relazione a distanza di 10 metri era intrigante.

È andato in vacanza, ho visto un signore anziano, credo suo padre, bagnare le piantine un giorno sì e uno no, è stato ligio.

La donna delle tende se n’è già andata, ha retto poco, e le tende le ha portate via con sé. Oppure le ha sradicate lui, non so. So che non ci sono più e menomale, erano ben brutte. Perché se n’è andata? È insopportabile? È uno stronzo? Lascia la tavoletta del cesso alzata? Ha abitudini sessuali che lei non condivideva, chessò, la legava al soppalco? O è un gioiellino e lei un’arpia frustrata, rigida e pesante come le sue tende? Chissà come sarà la prossima. Spero faccia un paio di test prima di mettersela in casa.

Io non le ho ancora messe le tende. Mi chiudonoNon è cambiato molto dall’anno scorso in casa mia. Mancano le stesse cose.

Lui ha ripreso a fumare affacciato al balconcino e a buttare la cenere nelle piantine. Fuma sempre di corsa.

L’altra sera mi ha spaventata. L’ho visto in piedi su non so cosa, il suo corpo riempiva tutta la finestra. Ho pensato si volesse buttare di sotto. È stato fermo, messo così per un po’. Le persiane di casa mia erano chiuse e non avevo il coraggio di aprirle, non volevo vederlo piombare sul pavè. (Quanto ci avrei messo per dimenticare la scena? Non ho ancora smaltito roba di 30 anni fa.) Ho avuto paura lo facesse davvero.

“Che cosa ti è preso, dirimpettaio?” Ho pensato a suo figlio che vede un weekend sì e uno no. A suo padre che gli è ancora vicino. Alle sue piantine. Al fatto che avrei dovuto chiamare il 118 e dire che no, non lo conoscevo ma sì, un po’ sì. E mi sa che ha pensato anche lui a queste cose, perché è sceso da dov’era e si è acceso una sigaretta. “Non farmi più uno scherzo del genere, sono sensibile.”

Ho preso l’abitudine di chiudere le imposte la sera, in particolare quella che affaccia su di lui. Perché non sono sempre presentabile, perché non voglio che veda quello che faccio e quello che sono. Lui fissa la mia finestra, lo vedo attraverso le persiane, tanto che ho pensato si vedesse ugualmente. Il dubbio ce l’ho.

Sto lì a guardare la sua vita e non so nulla di lui. Quante domande gli farei.

“Che cosa ti aspetti da questo anno? Quali sono i tuoi desideri? Ci siamo mai incrociati sotto casa, magari al supermercato? Ma le usi le piante aromatiche quando cucini? E che cucini di buono? Perché non ti prendi un gatto? È libero il tuo amico? Che cosa fai fino alle 2? Che cosa hai visto di me che sarebbe stato meglio non vedere? E che cosa vorresti vedere sempre? Si vede da lì quando sorrido? Si sente la musica quando la metto forte e lascio le finestre aperte? Mi regali casa tua? Mi piace, giuro che non le metto le tende e porto avanti la tua tradizione, che è anche la mia.”

*Johnny Depp perché non credo di dover dare spiegazioni e perché almeno lui, per ora, non è morto.

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