Sentimentalamericanismo cinematografico vs vita reale (mia).

Come nei migliori film sentimentalamericani lui arriva in spiaggia.

Ti trova appena uscita dall’acqua, con i capelli bagnati e le goccioline sulla pelle e le labbra che sanno di sale. Ti guarda senza parole. E non si vede che tu che fino a un attimo prima ti stavi strafogando di pizza al formaggio, bevendo birra sotto l’ombrellone, con la pancia tutta rilassata pari a uno Shar Pei e gli occhi gonfi come due uova sode. In quel momento sei bella, così, nature.

Come nei migliori film sentimentalamericani lui arriva e suona al citofono. E tu senti la sua voce e trasali. Sei in accappatoio, il che potrebbe essere molto sexy se non avessi la maschera d’argilla sulla faccia e l’impacco per i capelli che sono da sciacquare. Ma ce la fai. Lavi via tutto mentre lui sale le scale fino al quarto piano (perché con la rapidità di un felino hai socchiuso la porta dell’ascensore per non farlo funzionare) e lo accogli con un’espressione a metà tra il piacevolmente sorpresa e il cazzovuoi.

Come nei migliori film sentimentalamericani lui viene ad aspettarti alla stazione. È in imbarazzo, non sa che dire, l’emozione di averti così vicina lo sovrasta. Trova mille scuse per sfiorarti, poi ti bacia e le parole muoiono sulle labbra, in attesa di tempi migliori per uscire.

Come nei migliori film sentimentalamericani lui ti scrive e ti dice che si sente un coglione. E tu sai bene che non è solo un lontano sentire, è proprio veramente un coglione. Però sorvoli, nella speranza che la coglionaggine sia una malattia passeggera e non di quelle che accompagnano fino alla tomba.

Come nei migliori film sentimentalamericani lui non tira fuori solo l’uccello ma anche quella cosa chiamata coraggio e ti dice che sì, è un casino ma ha voglia di vederti e non può lontanamente pensare di stare senza di te. Senza la tua voce, il tuo sorriso, la tua pelle.

Ma il mio non è uno dei migliori film sentimentalamericani. È più un dramma bielorusso di scuola tarkovskianfrancese. Quei drammi dove in spiaggia piove e un uragano ha spazzato via strade, autostrade e ferrovie; il citofono è rotto; sul treno non ci sali perché dopo ore di attesa resti chiusa nel bagno della stazione proprio mentre arriva e l’uccello, un po’ migratore, è stato stroncato da un ex cacciatore attanagliato dai debiti, con la moglie pazza, 5 figli da mantenere, una vita tristissima che in un momento di rabbia e disperazione ha abbattuto l’uccello e il coraggio. 

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14 pensieri su “Sentimentalamericanismo cinematografico vs vita reale (mia).

  1. Scirli,
    ha ragione misswhite, faccio mie le sue parole. Ha fatto bene a pubblicare.
    Le ho tri-rilette tutte, cogliendo, ancora, sfumature che m’erano scappate.
    La preferita? Forse è tra quelle che più (mi) fanno male.

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  2. Non era per fare il prezioso, ma indicandone alcune faccio torto a tante altre… comunque, in ordine cronologico:
    Il cesso dei desideri; Soldini e sfanculi; Tranquillo, davvero; Dialoghi di Russia; 12:50-13:21; (Non pronunciare…).

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  3. Sono di parte, certo. in ogni cosa che pubblico c’è un pezzo, ed è roba mia (direi anche solo mia, visto che ho pochi affezionati lettori). i miei preferiti però sono “quando il circo lasciò la città”, “sii come la prima vodka della serata”, “non pronunciare…”, per motivi diversi. Poi ho un debole per “troppa gente sulla spiaggia” e “la dea del cazzo”, soprattutto il secondo, perché mi hanno dato spunti per altro.

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  4. ferma. non ti inalberare.
    il mannaggia era perché mi fai sorridere, perché visualizzo le scene e mi divertono (sì, mi sono immaginato la pancia a shar pei, l’argilla, tu chiusa nel bagno che smadonni…). poi però mi sale su una tristezza… mannaggia…

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