Non puoi berti l’amore che ti manca.

È una frase che mi ha detto anni fa un’amica di un’amica. Mi è tornata in mente davanti a una media doppio malto. La seconda presa così, dopo un lavoro insulso, accompagnata da 250 patatine.

E pensavo, allo stesso tempo, che due medie doppio malto abbiano su di me un effetto maggiore di due vodka sour. Che strano.

Sono salita sul pullman dopo, per tornare a casa, e ho visto una donna sui 55 anni, seduta, che fissava il vuoto attraverso il finestrino, impassibile. Secondo me lo vedeva proprio, il vuoto. Aveva sul viso la tristezza più grande del mondo e le lacrime sgorgavano dagli occhi come se questi fossero una sorgente di pena cristallina. Non muoveva un muscolo, non c’erano smorfie o singhiozzi, solo acqua che rigava le guance. Non sono riuscita a staccare  lo sguardo, per tutto il tragitto mi sono bagnata con lei, sono entrata fino alle caviglie dentro quella sorgente gelata.

Quando sono arrivata a casa, ho aperto la porta sulla faccia scomposta dall’angoscia di mia madre. La giornata aveva portato altre cattive notizie. A volte riesco ad assorbirle io e gliele risparmio, ma oggi purtroppo erano toccate a lei. Mentre le sputava fuori, io avevo gli occhi caldi e il cervello leggero, è come mi sento quando sono un po’ alticcia. Mi sarei tappata le orecchie, ma capivo non fosse un gesto di grande maturità. Speravo di non dover parlare, perché non mi sentivo tanto in grado di fare discorsi sensati. Le sue parole si immergevano nella doppio malto e galleggiavano.

Speravo anche arrivassero presto le 21,30. È l’ora in cui di solito mia madre è a casa sua e io metto a letto mia figlia, le rimbocco amorevolmente le coperte e le sorrido. Poi vado nell’altra stanza, spengo la luce e accendo la tv sul canale 39, quello che trasmette solo polizieschi americani, mi sdraio sul divano e faccio quello che mi serve fare.

Non sono pessimista, lo so che sembra ma in realtà non lo sono, sono solo pronta.

So che cosa erediterò a breve, so che cosa mi cadrà addosso e non potrò sostenere. So che dovrò trovare posto per pesi altrui oltre che per i miei. E i miei sono già ingombranti.

Penso alla tizia del pullman e mi sento seduta vicino a quella sorgente. Penso se faccio ancora in tempo a cambiare le cose, impegnandomi, o se possa sperare solo nella sorte. Non ho mai capito se sia fatalista o no. Ci credo che si sia artefici del proprio destino, così come credo che nonostante lo sbattimento, se non è destino non accadrà. Forse sono una fatalista con riserva. Nella vita mi sono sempre sbattuta parecchio, ma non sono mai arrivata dove volessi arrivare. È il mio destino mi sa.

Penso anche a che cosa passi di tutta questa preoccupazione e di questa tristezza a mia figlia. Chissà che cosa dirà di sua madre quando avrà la mia età. Io so di essere spietata quando parlo della mia. Dirà che non sono stata abbastanza forte? Capace? Determinata? Gentile? O se sarò comunque la sua eroina, spero di essere quella buona. 

Intanto, canale 39 mi propone lo spot di un integratore perfetto per gli over 40, con ben 19 principi attivi che mi serviranno per moltissime cose. Insieme alla doppio malto.  

 

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3 pensieri su “Non puoi berti l’amore che ti manca.

  1. Non sono fatalista, infatti diffido di tutti e diciannove i principi attivi. Che con un piccolo sforzo addizionale di fantasia potevano anche arrivare a elencarne venti. Ma poi era troppo tondo, il numero, e si capiva…
    Non sono fatalista, ma sento l’attrazione per quella sorgente di dolore e di domande. E (coi miei limiti) ci verrei anche io ad ascoltarvi. Magari togliendomi le scarpe prima. Perché non si sa mai

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  2. cara mia, sciogliere i 19 principi attivi direttamente nella sorgente, forse. 😉
    il destino è quella cosa lì che si tira in ballo una volta che le cose sono successe o non successe. il prima è sempre sbattimento, come dici tu.

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